Centro Documentazione






Il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto di Dozza “Tomaso Seragnoli” si trova all’interno del Museo Rocca di Dozza ed è visitabile su prenotazione (rocca@comune.dozza.bo.it). Nato nel 2006 grazie alla Fondazione Dozza Città d’Arte e alla Pro Loco di Dozza, il Centro Studi persegue lo scopo principale di raccogliere, catalogare, conservare ed esporre tutto il materiale artistico e documentario prodotto nel corso delle varie edizioni della Biennale del Muro Dipinto, a partire dal 1960.
Il nucleo più interessante di documenti raccolti fino ad oggi è certamente costituito dai bozzetti che gli artisti invitati sono tenuti a consegnare agli organizzatori della Biennale prima dell’appuntamento di metà settembre, al fine di render possibile una valutazione tecnica (e non solo) dell’intervento proposto.
Dal momento che nelle diverse edizioni della Biennale a Dozza hanno partecipato alcuni tra i più noti e interessanti artisti italiani degli ultimi cinquant’anni, la raccolta di questi bozzetti si presenta come una preziosa selezione di testimonianze artistiche e di spunti visivi, una vera e propria pinacoteca di progetti e di idee, alcuni realizzati e altri no, ma tutti ugualmente validi a restituire il sapore, l’atmosfera, il clima di una mostra di pittura unica in Italia per i suoi caratteri peculiari, per la sua durata e per i suoi risultati.
Anche se la Biennale cerca di evolversi in risposta al mutare del tempo, il Centro Studi mira a salvaguardare quel nucleo di presenze, quel patrimonio di memorie che possono garantire alla manifestazione uno sviluppo armonico nel futuro.
La sede
I locali destinati a sede del Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto si trovano al III piano del Museo Rocca di Dozza e sono riconducibili, come edificazione, alle importanti sopraelevazioni realizzate nei sec. XVI e XVII, conseguentemente alla trasformazione della antica fortezza in residenza nobiliare. I documenti in nostro possesso non consentono di ricostruire la sequenza delle diverse destinazioni d’uso assegnate agli ambienti. Di certo, però, la destinazione prevalente, testimoniata dalla presenza del camino con scaldavivande, non è stata quella di semplice “soffitta”, come indicato in alcune antiche mappe catastali, ma con più probabilità quella di ambienti destinati alla servitù, che viveva e operava all’interno della Rocca alle dipendenze della famiglia Malvezzi-Campeggi.